La vita di Ivan Bruschi

La biografia di Ivan Bruschi, ideatore della Fiera Antiquaria

Ultimo di sei figli, Ivan Bruschi era nato a Castiglion Fibocchi nel 1920. Durante gli studi universitari conobbe e frequentò Roberto Longhi, il famoso critico d’arte, a contatto del quale maturò una propria visione culturale ed estetica. I primi passi come antiquario furono compiuti con il fratello nella Galleria d’arte che quest’ultimo possedeva a Firenze. Nel ’56 la morte della madre, seguita di quasi un decennio a quella del padre, determinò un brusco cambiamento nella vita di Ivan, che tornò a vivere ad Arezzo con la sorella Dina nell’antico Palazzo del Capitano del Popolo, posseduto dalla famiglia fin dagli inizi del ‘900 e che il tragico bombardamento alleato del dicembre 1943 aveva in buona parte distrutto. Nei primi anni ’60 Bruschi, particolarmente legato alla sua dimora giovanile a un passo da Piazza Grande, pose mano al restauro dell’antico Palazzo, facendolo risorgere dalle macerie della guerra, dopo aver riscattato il debito che vi gravava da tempo.
vita_1

L’antica dimora – il Palazzetto, come Bruschi la chiamava – divenne il luogo di incontri culturali, di avvenimenti mondani, il salotto della Fiera Antiquaria. Ma anche il quotidiano rifugio, il luogo definitivo degli affetti. In questi anni Bruschi dette vita alla Casa Museo, mostrata ai suoi ospiti con orgoglio e con partecipata identificazione. Fu subito un posto esclusivo, fortemente suggestivo, un luogo delle meraviglie dove la sua concezione culturale dell’antiquariato trovò espressione significativa e duratura.

Maturata definitivamente la scelta di risiedere ad Arezzo, nel ’58 aprì la sua bottega antiquaria nei locali dell’attuale Galleria di Piazza San Francesco, dove inaugurò l’attività vendendo gli arredi di Villa Terrosi Vagnoli a Cetona. La Galleria Bruschi diverrà nel volgere di pochi anni un luogo celebre, di frequentazioni internazionali, che Ivan, come lo chiamavano affettuosamente i vecchi aretini, trasformerà nel cuore pulsante della Fiera Antiquaria.
Furono gli anni del successo, un periodo di grande impegno, in cui si moltiplicarono i viaggi alla scoperta di nuove culture e dove il sogno di una vita si trasformò in realtà: Ivan Bruschi dette vita e forma all’intuizione che forse lo animava da sempre, che meglio traduceva il connubio tra l’amore per l’antiquariato e per l’arte e quello per la sua città. Nel 1968 nasceva la Fiera Antiquaria, la prima manifestazione del genere in Italia ed ancora oggi la più grande a distanza di tanti anni trascorsi senza alcuna interruzione nella fitta cadenza mensile tra un’edizione e l’altra. Un appuntamento importante per gli appassionati del settore, di forte rilievo economico, di indubbia valenza sociale per la vita del centro storico di Arezzo, tanto da innervare la vita della città, producendo un indotto anche di valenza culturale di autentico spessore. La scommessa ai più parve incredibile in quegli anni in cui il centro storico dell’antica città ghibellina subì pesantemente l’abbandono per la migrazione delle attività e dei cittadini verso i nuovi quartieri costruiti a valle, oltre le antiche mura. Fu forse il trasferimento del mercato delle erbe dalla medievale e bellissima Piazza Grande a segnare la misura oltre la quale Bruschi si sentì impegnato ad intervenire. E la Fiera Antiquaria si è dimostrata la risposta più efficace, nonostante le tante difficoltà incontrate, per il rilancio della parte più bella e più a rischio dell’amata Arezzo. L’idea gli era venuta nel corso di uno dei suoi viaggi a Londra, dove Bruschi rimase colpito dal mercato di Portobello.
Grazie al prestigio di cui ha sempre goduto nel settore dell’antiquariato, alla sua affermata professionalità e ai suoi vasti rapporti, la Fiera Antiquaria di Arezzo divenne realtà, occupando proprio lo scenario suggestivo di Piazza Grande, quasi a colmare il vuoto, fisico ed esistenziale, creato dal trasferimento del secolare mercato delle erbe. Confortato dal crescente successo della Fiera Antiquaria, Bruschi promosse anche una serie di eventi che richiamarono l’attenzione del pubblico italiano e internazionale, consolidando il mercato di Arezzo come il primo d’Italia.
La Fiera rese celebre la città, visitata da personalità della grande politica e delle istituzioni, del mondo dello spettacolo, della cultura; l’antiquariato si avviò a divenire una componente non effimera delle attività economiche di Arezzo e portò linfa vitale negli antichi fondaci del centro storico, che si riaprirono di nuovo alle botteghe e agli artigiani, al progressivo rifiorire dei negozi.
L’affermazione della Fiera convinse definitivamente Bruschi a trasformare l’antiquariato in un’attività significativa per l’economia dell’intero territorio. Divenne così il promotore di importanti mostre organizzate nelle varie città della provincia, tra cui va ricordata La Mostra-Mercato Nazionale del Mobile Antico di Cortona, una delle manifestazioni ancora oggi più importanti del settore.
Un fervore di iniziative che gli derivavano anche dall’essere cresciuto in una famiglia in cui la passione per l’antiquariato e gli oggetti d’arte fu davvero molto forte e informava di sé l’attività principale del padre Pietro e del fratello maggiore, mercanti di mobili antichi.

Rimaneva l’ultimo traguardo. Giunto al termine della vita, ormai malato da anni, Bruschi consegnò le proprie volontà ad un testamento pubblico dove istituì la Fondazione Ivan Bruschi, nominandola erede delle proprie fortune, affinché proseguisse, in forme diverse, la sua opera.
Nel dicembre 1996 Ivan Bruschi chiuse gli occhi sulle vicende del mondo nel piano alto del Palazzo del Capitano del Popolo, che la Fondazione ha restaurato con i suoi tesori ed aperto al pubblico.
Opere d’arte, oggetti d’antiquariato, stati d’animo ancora oggi rendono viva la presenza di Bruschi in quelle antiche stanze che egli tanto amò e dove ogni mese giunge dalle strade vicine il vociare operoso e vivace della sua Fiera Antiquaria.

Iscriviti alla newsletter per rimanere aggiornato su tutte le iniziative della Fondazione.